Documento programmatico relazioni di aiuto
DOCUMENTO PROGRAMMATICO SULLE FORME E FUNZIONI DELLE RELAZIONI DI AIUTO DEL 7 LUGLIO 2003
Il secolo appena trascorso ha visto venire alla luce il concetto di psicoterapia nelle sue diverse articolazioni analitiche, psicodinamiche, relazionali, transazionali, comportamentali, sistemiche e transpersonali. Con l’espressione psicoterapia, che ha preso forma attraverso l’integrazione tra il concetto di cura e il concetto di psiche, hanno assunto uno statuto epistemologico diversi modelli di intervento sulla psiche umana considerata nella sua essenza e nei suoi processi; ovvero non necessariamente incarnata in un organo. Semmai vista come presente in molteplici stadi della corporeità e della relazionalità umana.
La psicoterapia cura principalmente processi mentali diagnosticati come patologici. Il suo metodo è quello di destrutturare processi e comportamenti per ristrutturarli restituendo al paziente un miglior equilibrio di vita e un miglioramento dell’armonia con se stesso e con gli altri.
Accanto all’intervento psicoterapeutico stanno venendo alla luce stili di relazione d’aiuto che sono stati prodotti nel vivo del corpo sociale e sono stati mobilitati da bisogni di prevenzione, di orientamento, di miglioramento, di superamento del disagio quando questo non si sia ancora stabilmente strutturato in conclamati disturbi di personalità o in strutture psicopatologiche ancora più perniciose.
Sono numerose le professioni emergenti che fronteggiano molte forme di disagio sociale, personale e relazionale. Il quadro problematico in cui tali professioni si inseriscono è formato da:
1) l’eccesso di stimoli a cui le persone sono sottoposte di contro ad una effettiva mancanza di alternative di scelta reale;
2) la mancanza, e l’abitudine conseguente, di disponibilità ad investire tempo nella riflessione sul sé e sui significati della personale esistenza. Gli obiettivi che le persone si propongono sono spesso eterodiretti o condizionati dalle comunicazioni mediatiche con la conseguente strutturazione di schemi e circoli di pensiero su cui si blocca il comportamento;
3) la diffusione della incertezza percepita e vissuta a molteplici livelli della vitalità sociale burocratizzata che compare nei seguenti ambiti: il bizantinismo normativo della proliferazione di regole e regolamenti che non costituisce antidoto per il sospetto di imbrogli (dalle elezioni politiche fino al campionato di calcio). Tanto che le persone esclamano “non si può più credere in nulla!”.
4) L’indecifrabilità del diritto che non consente di realizzare giustizia consegnando sistematicamente al dubbio ogni tipo di sentenza. L’iperproduzione di regole che è diventata ostacolo alla ben più importante produzione di valori.
5) La confusione nella comprensione di sé, delle proprie disposizioni e della propria personale vocazione verso un certo tipo di attività e di lavoro che ha reso necessario rendere sistematico l’orientamento.
6) L’incapacità di riconoscere tra infatuazioni ed innamoramenti che rende fragili i fondamenti della vita di coppia e conduce a drammi relazionali devastanti.
7) L’inefficacia operativa degli interventi educativi sui bambini e sugli adolescenti che, invece di potenziare lo sviluppo dell’affettività propongono programmi e protocolli che invadono e corrompono le loro capacità di empatia idealità;
A consolidare il quadro della società dell’incertezza v’è poi la diffusa percezione della difficoltà personale e collettiva di ulteriore sviluppo economico e di ulteriore progresso; a volte tale percezione perviene addirittura ad una dimensione di fobia apocalittica o di ineluttabile destino depressivo. Naturalmente a ciò fa da copertura lo sviluppo di altrettanti comportamenti ansiosi ed ossessivi.
Questo quadro problematico della società dell’incertezza è lo stesso che ha generato nuovi attori sociali che si sono definiti più mediante le funzioni che mediante le appartenenze disciplinari.
Nascono così diversi modelli e ambiti professionali di cui i più noti sono:
Operatore Psicopedagogico
Coacher
Counselor professionale per psicologi
Tutor
Counselor Operatore Psicopedagogico
Counselor giuridico psicologico (CTU CTP)
Operatore Socio Psicopedagogico
Mediatore familiare
Agevolatore nella relazione di aiuto
Mediatore del lavoro e degli affari sociali
Naturopata
Operatore psicopedagogico nelle arti-terapie
Animatore di comunità
Mentore
Counselor professionale medico
Counselor professionale Tecnico Socio Psicopedagogico
Operatore professionale nel settore delle tossicodipendenze
Questi diversi termini, il elenco non è esaustivo, rappresentano attività professionali che possono essere descritte e raggruppate in diverse funzioni individuate dalla FAIP in cinque aree espresse con termini in lingua inglese proprio per mantere le caratteristiche funzionalI.
Tutoring, Mentoring, Coaching, Counseling e Mediatione sono oggi in circolazione come pretesti linguistici per descrivere modalità relazionali ed educative che non rientrano ufficialmente nei ruoli tradizionali. Con queste espressioni si può intendere più un insieme di abilità che delle professioni vere e proprie.
Il tutoring è l’affiancamento al giovane di un soggetto che lo sostegna nel corso delle sue scelte. Il tutore è colui che fa le funzioni di ed implica un rapporto continuativo nel tempo anche se non permanente. Il tutor accompagna il cliente in una certa fase e lo segue con alta frequenza prendendolo in carico e orientandolo. Il tutoring è un processo di insegnamento e di trasmissione di informazioni, un dialogo garantito e permanente, una sicurezza tranquillizzante, un coinvolgimento affettivo interpersonale carico di emozionalità e condivisione. A volte è giocata anche tra pari come nel caso della peer-education. Conseguentemente possiamo distinguere tra tutor senior (tra disomogenei) e tutor junior (tra pari).
Il mentoring prevede una maggiore intensità nel proporsi, da parte dell’adulto educatore, come guida e come consulenza strategica proposta da chi ha maggiore esperienza. Il mentoring è un processo educativo che ha l’obiettivo di far crescere le competenze nelle persone più giovani e meno esperte attingendo all’esperienza di chi ha già percorso quelle tappe. Il mentore trasferisce i “segreti” della sua esperienza ma non affianca necessariamente in modo affettivo e con una condivisione duratura. È un processo centrato sulle dinamiche di integrazione nei gruppi, molto simile all’executive-coaching che si attua tra interni all’organizzazione (intesa come gruppo di riferimento, non solo come azienda)
Con il termine Coaching, direttamente importato dal mondo dello sport (il coach è l’allenatore), ci si riferisce ad una funzione voluta e particolare direttamente finalizzata al raggiungimento di obiettivi personali, relazionali o professionali che, agendo sull'autoconsapevolezza personale e sul proprio senso di autoefficacia, facilita l'espressione e lo sviluppo del potenziale umano. Il coach viene sovente individuato come un catalizzatore del cambiamento e della crescita, quindi non fornisce soluzioni, ma aiuta le persone a trovarle, nel pieno rispetto delle diversità individuali. Gli obiettivi del coaching si riferiscono solitamente alle seguenti aree: migliorare le tue possibilità di apprendimento; ottimizzare la gestione del tempo; migliorare l'abilità comunicativa e relazionale; utilizzare proficuamente le tue emozioni e gestire lo stress; acquisire maggior sicurezza personale; migliorare le performances lavorative; sviluppare i punti di forza, o gestire punti di debolezza.
L’area espressamente coinvolta nella relazione di coaching è quella della motivazione, dell’incoraggiamento e del rimprovero, della stimolazione a sviluppare le potenzialità. E’ un modello di intervento centrato sulla funzionalità, il raggiungimento dei risultati e la produttività (efficacia ed efficienza). Potenzia l’autoefficacia e l’assertività in una dimensione individuale, anche se esistono modelli di lavoro di coaching in gruppo (team-building e simili). Si possono differenziare tre modelli di C.: Executive Coaching, riferito alla gestione della leadership e legato alle dinamiche interne del contesto; Business Coaching, centrato sulla consulenza nella gestione economica e professionale in termini di obiettivi e spesso avanzamenti di carriera; Life-coaching, a tutto tondo rispetto agli aspetti dell’esistenza (trovare una ragazza/o, costruirisi un certo tipo di successo personali).
Il counseling è invece una modalità di intervento e di consulenza che si fonda sul sostegno personale, sull’orientamento, sull’empatizzazione reciproca tra il counselor ed il cliente. Un counselor non si limita ad interagire con il cliente nell’ottica di guidarlo o consigliarlo, ma entra anche nel merito di alcune sue scelte comportamentali. Purtuttavia, con esso non si instaura una relazione psicoterapeutica poiché non si cerca la destrutturazione di una personalità patologica, ma solo di instaurare una relazione d’aiuto che muove dall’analisi dei problemi del cliente nel proposito di costruire una nuova visione di tali problemi e di attuare un piano di azione per realizzare le finalità che egli desidera (prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti)". Il Counseling entra così nel merito della motivazione delle scelte e della costruzione di significati connessi ai valori di riferimento della persona ma anche della comunità.
Ognuna di queste azioni si configura come un particolare mix di competenze educative, psicologiche, antropologiche, sociologiche, filosofiche e spirituali le cui differenti specificità risiedono nella finalizzazione e nell’oggetto. Ovvero nell’obiettivo che si pongono in funzione del tipo di cliente. Sono dunque un segno di evoluzione dei metodi del rapporto di aiuto proprio perché sono, epistemologicamente, centrati sul cliente. Funzioni dunque che non sono più prodotte dal metodo protocollare di una disciplina ma che sono attivate dal bisogno espresso o latente del cliente. E’ in corso un processo di interscambio tra queste diverse funzioni che può essere inteso come un importante trasferimento di competenze e di esperienze nella direzione di formare professionisti che se pur nel rispetto della loro personale inclinazione sappiano attingere anche ad altri modelli e metodi del rapporto di aiuto.
Si presentano infatti sulla scena sociale nuove e più complesse forme di disagio specialmente nella realtà giovanili che le istituzioni familiari e scolastiche non riescono più a fronteggiare e che hanno bisogno di professionisti dell’aiuto dotati di una forte identità e di una duttile capacità di modulazione del loro intervento.
FAIP federazione delle associazioni italiane di psicoterapia